Sono quelle che sfuggono dagli occhi la sera le lacrime scomposte, a volte incontrollate, a volte fuori luogo. E che poi si asciugano e si nascondono dietro ad un sorriso.
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Supermercato, corsia dolci e schifezze. Io indecisa con che cosa abbuffarmi per sentirmi meno sola davanti al film che danno questa sera in tivvù, perché in fondo lo sapete tutti che i dolci son di ottima compagnia quando si è soli.
Ecco, ero lì, quando ad un certo punto mi volto e vedo una ragazza, là in fondo alla corsia.
Era distratta da qualcosa.
E sorrideva, e che bel sorriso che aveva. ‘Deve esser il sorriso di qualcuno innamorato’ ricordo di aver pensato.
Credo che poi si sia messa a correre, o comunque ha aumentato il passo e ha raggiunto due ragazzi che erano lì a fare i cretini poco più in là e che stavano per svoltare l’angolo.
Lei si è avvicinata, ma non ha capito. Non ha capito che stava commettendo un errore.
È andata là a chiamarlo, ma lui non si voltava, perché lui non era Leo, lui era un ragazzo qualsiasi, uno come tanti.
Questo alla fine si è girato, come se si fosse sentito preso in causa o chissà cosa. E l’ha capito, vi giuro che ha capito tutto.
L’ha guardata negli occhi e ci ha visto una ragazza distrutta.
E l’ho capito anch’io, che certi particolari non si scordano. Una giacca, un piercing all’orecchio come lo aveva lui, il modo di camminare, la voce che assomiglia troppo alla sua. Perché sono i particolari che ti fregano di più quando ti manca qualcuno che magari non vedi da un bel po’. Tutto è lì a ricordarti che lui non c’è più, ma non è ancora passato. Il suo nome scritto su una panchina come promessa d’amore, notizie che scorrono in tv o che si leggono sui giornali, tutti che si fidanzano e tu che rimani sola.

Intanto loro due lì, fermi a guardarsi scavandosi dentro quegli occhi che urlano in silenzio tutto e niente.
Io a spiarli dietro una scatola di cereali, curiosa.
“Non sono Leo, scusa..”
Scusa, quell’ultima parola come un sussurro.
E trovalo qualcuno che si scusa per qualcosa che nemmeno ha fatto.
Quella parola che diceva tanto, che diceva “spero che andrà meglio, so cosa si prova ad essere abbandonati”.
Poi le ha regalato un sorriso, forse un po’ spezzato ma pur sempre un sorriso, mentre l’amico lo trascinava via e lei gli diceva “meglio così” armandosi di un sorriso che solo le persone distrutte sanno dipingersi in faccia con così tanta facilità.
Poi è crollata.
Come un castello di sabbia quando arriva il mare che se lo porta via.
Non ha pianto, no.
Ma si vedeva che non ce la faceva più.
Lei era una di quelle anime con gli occhi gonfi e il cuore a pezzi che si tiene tutto dentro. Un cuscino come amico fedele dove depositare alla sera tutte quelle lacrime che la riempiono senza quasi lasciarla respirare e uno specchio dove fingere meglio un sorriso imperfetto la mattina appena sveglia.
Era una di quelle ragazze-oceano, con un mare dentro in continua tempesta e calma piatta fuori.
Io ancora lì a fissare le scatole di cereali che mi parevano ormai troppo uguali e pur non vedendola sapevo che lei era ancora lì.
A farsi forza.
A raccogliere i cocci.
A richiudere le ferite, ancora una volta.
Ad andare avanti.

‘Sai, t’ho visto qui in pezzi e volevo aiutarti a placare l’oceano che hai dentro. T’ho visto e ho pensato che stasera danno un film noiosissimo in tivvù che si sposerebbe bene con una mega vaschetta di gelato al cioccolato. Non credo ci sia nulla di meglio del cioccolato per affogare i dispiaceri e gli stronzi che ci hanno rovinato la vita, no?’

Volevo dirglielo.
Perché nessuno si salva da solo, nessuno.
Però lei se ne era già andata via, forse fuggita.
Vedete, non sempre possiamo salvare tutti, per questo dobbiamo provare almeno a salvare noi stessi, amandoci un po’ di più almeno.
Perché poi capita che c’è chi se ne va.
Come un Leo tutto nostro. Che di noi poi magari conserva solo il ricordo, ed è già tanto.
Quando qualcuno se ne va dobbiamo amarci abbastanza da abbracciarci e salvarci dalle macerie.

—unsaved., on Facebook. (via lacrimescomposte)
Anonimo asked: Metterai mai una tua foto?

lacrimescomposte:

sai, non penso. mi piace pensare che chi mi legga mi immagini come voglia lui. 

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